Progetto di Sensibilizzazione sullo Stalking

Una canzone, un videoclip e un gioco di carte per sensibilizzare sullo stalking.

LA CANZONE:

ASCOLTA
THE REIGN OF SADNESS
sulla tua piattaforma preferita

IL GIOCO:

Sotto le luci della ribalta o nell’oscurità del sospetto: chi è lo Stalker tra voi?

Questo non è solo un party game: è un thriller di bluff e deduzione ambientato nel rock ‘n’ roll, dove tutti nascondono un segreto e nessuno è davvero innocente. Se le chitarre urlano sul palco, è nel backstage che si gioca la partita più oscura.

🃏 La Doppia Identità: All’inizio ottieni un Personaggio (pubblico – es. Rock Star, Media, Crew) e una Personalità che guida le tue mosse (segreto – es. l’Incantatore, l’Analista… o l’ossessivo Stalker).

🎬 La Messa in Scena: Ogni turno, interpreti un’Azione seguendo fedelmente il tuo Personaggio e la tua Personalità. La tua è premura? O è l’inizio di una manipolazione? Ogni gesto è ambiguo e deve riflettere la tua natura nascosta.

🚩 La Caccia: Il tuo obiettivo? Osservare, usare le Red Flag per segnalare comportamenti al limite e smascherare lo Stalker.

😈 Il Rischio del Bluff: Se sei troppo ovvio, ti accuseranno. Se sei troppo ambiguo, potresti far perdere punti agli accusatori. Accusare un innocente è il modo con cui lo Stalker può vincere.

🥁 Riuscirai a individuare la minaccia… o a far cadere tutti nella tua trappola? Impara le regole in pochi minuti e scatena il caos per ore!

Giocatori: 3-8 Tempo: 30-45 minuti Età: +12

CREATED BY GIADA CELESTE CHELLI X VIOLET BLEND

Talk or Stalk? è concepito come una vera e propria esperienza di role-playing sociale, che immerge i partecipanti nei ruoli opposti di vittima e stalker. Attraverso dinamiche di immedesimazione, confronto e sospetto reciproco, i giocatori sono chiamati a discutere e valutare insieme il significato dei comportamenti rappresentati nelle carte, riflettendo criticamente sulla loro natura: sono gesti affettuosi, segnali di attenzione… o indizi di controllo?
Il meccanismo di bluff, deduzione e argomentazione collettiva diventa così il motore che stimola una conversazione reale e necessaria, mettendo in luce quanto sia sottile — e spesso invisibile — il confine tra premura e ossessione, tra interesse e invadenza, tra cura e violenza psicologica. In questo modo, la partita non è solo competizione: è un esercizio di coscienza. Un laboratorio emotivo dove si impara riconoscendo, discutendo, ascoltando e mettendosi nei panni dell’altro.

Talk or Stalk? è un progetto educativo promosso dai Violet Blend che mira a sensibilizzare sullo stalking, una violenza sottile e nascosta che spesso passa inosservata e che si manifesta attraverso piccoli atti ripetuti. Questi gesti, presi singolarmente, possono sembrare innocui, ma nel loro insieme rivelano un comportamento abusivo.
Se sei vittima di violenza o stalking, chiama il 1522, numero gratuito e attivo 24 ore su 24.

DATI SULLO STALKING:

Lo stalking è un insieme di comportamenti ripetuti, indesiderati, intrusivi o minacciosi che causano paura, ansia e disagio significativo nella vittima. Tali comportamenti possono comprendere pedinamenti, sorveglianza, contatti non richiesti (telefonate, messaggi), minacce o altre azioni persecutorie.

Le tattiche più comuni segnalate dalle vittime includono chiamate o messaggi vocali indesiderati (66%), diffusione di pettegolezzi (36%), pedinamenti o sorveglianza della vittima (34%) e presentarsi in luoghi frequentati dalla vittima senza un motivo valido (31%).

Una larga parte degli episodi di stalking avviene ad opera di persone conosciute o ex-partner. Osservatorio sulla Violenza

In Italia, il 16,1% delle donne tra i 16 e i 70 anni (circa 3,46 milioni di persone) ha dichiarato di aver subito stalking nel corso della vita, mentre circa il 16,3% degli uomini della stessa fascia d’età (circa 2,72 milioni) ha riportato almeno un’esperienza di stalking da parte di donne. ISTATEurispes

Nel Regno Unito, si stima che nel 2024 il 3,2% della popolazione di 16 anni e oltre (circa 1,5 milioni di persone) abbia subito stalking. Le donne e i giovani hanno maggiori probabilità di essere vittime: 20,2% delle donne contro l’8,7% degli uomini. Le stime di vittimizzazione derivanti dalle indagini sono molto più alte dei casi registrati, evidenziando una forte sottosegnalazione e difficoltà nella classificazione del fenomeno. ONS

Negli Stati Uniti, 22,5% delle donne (circa 28,8 milioni) e il 3,0% degli uomini (circa 3,7 milioni) ha subito stalking nel corso della vita. CDC

Studi clinici europei mostrano che lo stalking provoca frequentemente ansia, depressione, disturbi del sonno e sintomi da stress post-traumatico (PTSD), e può richiedere interventi psicologici o legali prolungati. Cambridge University Press

SONDAGGIO

Abbiamo condotto un sondaggio per analizzare la percezione dei comportamenti sospetti nei contesti sociali, chiedendo ai partecipanti di etichettare una serie di azioni — presenti nel gioco Talk or Stalk? — come premurose, normali o preoccupanti.
Il sondaggio è stato somministrato a un campione di 122 persone di età compresa tra i 16 e i 70 anni.

INTERVISTE

Dott.ssa Eva Cristofanelli - Psicologa

  • Per iniziare, potrebbe descrivere il fenomeno dello stalking in termini professionali? Quali sono le sue caratteristiche distintive – in particolare, come si differenzia da un’insistenza o un corteggiamento sgradito – e quali sono le principali conseguenze psicologiche e sociali che ne derivano per la vittima?

Ciò che chiamiamo stalking è innanzitutto un atto persecutorio, ossia un comportamento ossessivo ed insistente ripetuto nel tempo potenzialmente dannoso per coloro che lo subiscono e per le persone loro vicine. Si può manifestare in diverse modalità più o meno evidenti, quali il pedinamento, l’invio di un numero eccessivo di messaggi o il ricorso continuo a chiamate; lo stalker, tuttavia, si nasconde spesso dietro le identità ed i gesti più insospettabili. L’identità dello stalker, infatti, è spesso associata a una persona sconosciuta o poco conosciuta che per ragioni malate inizia a compiere atti persecutori nei confronti di un’altra. Ciò che ci sfugge, tuttavia, è che una grossa fetta dei reati di stalking è compiuta da partner o ex-partner, quindi persone intimamente vicine alla vittima. Una modalità d’azione poco considerata ma degna di attenzione è infatti il riempire una persona di regali: un eccesso di attenzioni e di “cure” come l’atto di donare oggetti, potrebbe celare l’insidia del controllo e dell’ossessione tipica di questi abuser. Ad ogni modo, ciò che ne deriva è un inevitabile calo della qualità della vita della vittima, la quale si vede costretta, in molti casi, a cambiare le proprie abitudini sociali (ad esempio potrebbe decidere di non tornare più a casa da sola a piedi, ma di farsi accompagnare in auto da una persona fidata) e, soprattutto, a fare i conti con sintomi psicologici, di tipo ansioso per la maggior parte, a causa del continuo stato di allerta. Tra tali sintomi si distinguono ad esempio la paranoia, il disturbo generalizzato di ansia, la paura costante o addirittura il Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD). Ultima cosa ma non per importanza, si ricordi che lo stalking è un REATO ed è punibile con la reclusione.

  • Talk or Stalk? si basa sul concetto che l’abuso si nasconde nella sequenza di azioni ambigue, piuttosto che nel singolo gesto, principio simulato dal dover scegliere tra tre opzioni sulla Carta Azione che possono essere interpretate in modi differenti. Dal punto di vista psicologico, qual è il meccanismo esatto che trasforma atti individualmente innocui – come un messaggio o una breve attesa – in una minaccia grave che mina la sicurezza e il controllo di una vittima?

La linea che separa la normalità dall’abuso è la ripetizione nel tempo di atti ossessivi ed insistenti per esercitare il proprio controllo su una persona: ad esempio, può essere un gesto di buon cuore inviare un messaggio al proprio partner quando questo è stato fuori con gli amici per chiedergli se è tornato sano e salvo a casa. L’abuso arriva dal momento in cui i messaggi diventano seriali ed insistenti, ad esempio: “Quando torni?”; “Perché sei ancora fuori?” “La smetti di uscire con quelli là? Non mi sono mai piaciuti” “Se torni tardi non ti preparo la colazione per una settimana”; “Ci sei?!”; “Certo che quando esci con loro mi dimentichi proprio…”; -chiamata persa-; “Richiamami il prima possibile”; “Non mi ami più?”; e via dicendo, in un crescendo di ricerca di attenzioni e vittimismo per assicurarsi che la vittima sia sempre confinata nel proprio range di potere. Come si può leggere nell’esempio, il contenuto di questi messaggi ha spesso la natura di ricatti psicologici volti a far passare la vittima come la responsabile dell’infelicità dell’abuser.

  • Il gioco usa la discussione di gruppo e l’assegnazione della ‘Red Flag’ per insegnare a validare i comportamenti sospetti. Nella realtà, quanto è fondamentale che la vittima (e chi le è accanto) non minimizzi i segnali precoci? E in che modo la rete di supporto può attivamente fornire quella validazione necessaria a contrastare il dubbio e l’isolamento della vittima?

La rete sociale ed amicale, in un caso sospetto di stalking, può essere non solo d’aiuto, ma vitale (dati alcuni risvolti tragici che il fenomeno dello stalking porta con sé). Spesso un occhio esterno può essere la chiave per vedere oltre la “cecità” della vittima, data ad esempio dai sentimenti che questa prova per l’abuser. Si ricorda inoltre che lo stalking non esordisce mai nelle sue forme più evidenti: esso è un fenomeno subdolo, che si nasconde nei gesti più naturali e, cosa ancor più grave, in quei comportamenti che sono socialmente accettati come “amorevoli” e “premurosi”. Un occhio attento di una persona fidata (e che riesce a vedere oltre la fallace generosità di un neo-stalker) è un’ottima arma che ha la vittima per percepire ciò che le sta accadendo con una capacità di giudizio più oggettiva.

  • Lo stalking è spesso invisibile all’esterno e difficile da riconoscere. In che modo l’assenza di validazione sociale — il fatto che i comportamenti ambigui siano spesso liquidati come ‘insistenza amorosa’— danneggia la vittima internamente, spingendola a dubitare della propria percezione e minando la sua autostima e la sua capacità di chiedere aiuto?

Come già accennato, gli atti di stalking, soprattutto nelle fasi più precoci, sono considerati socialmente una forma di amore e cura e non sempre si riesce a percepire l’indole ossessiva dell’abuser. Spesso, purtroppo, anche la rete amicale della vittima potrebbe non accorgersi dei segnali di allarme di un comportamento di stalking e anzi, potrebbe addirittura rafforzare le credenze di amore e cura che la vittima attribuisce allo stalker. Ad esempio, un commento come: “Il tuo partner è davvero premuroso! Vorrei avere anche io qualcuno che quando devo andare fuori si presenta sotto casa mia con la macchina!” potrebbe convincere ancora di più una vittima di stalking dell’innocenza dell’abuser. Tuttavia, dal momento in cui tali comportamenti si intensificano e diventano molto invadenti, la vittima si trova spesso in uno stato di Dissonanza Cognitiva (L.Festinger), ovvero uno stato di agitazione ed ansia causato da due credenze tra loro dissonanti (come ad esempio l’idea che il proprio partner sia premuroso e allo stesso tempo che sia troppo invadente). La vittima è molto frustrante e la maggior parte delle volte cerca di trovare altri indizi per provare che l’abuser agisca in quel modo per amore, risolvendo apparentemente la dissonanza cognitiva. Questo è motivo per cui le vittime di stalking non denunciano i comportamenti ossessivi che subiscono: gli amici sono tranquilli, anzi, sono deliziati dalle condotte di premura dello stalker, così come l’intera società. D’altro canto, coloro che hanno il coraggio di dire ‘NO’ e che ricorrono a denunciare le violenze subite, non di rado subiscono reazioni di negligenza o biasimo da parte di chi dovrebbe proteggerli. “Non stai subendo nessun tipo di minaccia, non lo capisci che questa persona ti vuole solo un gran bene?”; “Non possiamo fare nulla se questa persona non compie nessun atto violento contro di lei”.

  • Talk or Stalk? è un gioco di role-playing basato sull’impersonificazione: i giocatori pescano in segreto una di sette diverse Carte Personalità con profili psicologici che vanno dall’innocuo all’ambiguo, fino al limite dell’abuso, più la singola carta Stalker. I giocatori devono agire secondo la personalità assegnata compiendo delle azioni. Ritiene che questa immersione nei ruoli e la necessità di interpretare profili psicologici differenti – inclusa quella dello Stalker – possa aumentare l’empatia verso le vittime (facendo sperimentare il sospetto) e simultaneamente migliorare la comprensione delle dinamiche di manipolazione e abuso (tipiche delle tattiche dello stalker)?

Assolutamente sì. La varietà delle carte dà un assaggio delle tante personalità che uno stalker potrebbe avere, tuttavia è importante fare un disclaimer: il gioco deve stimolare una riflessione aperta dei giocatori e non la loro paranoia; una personalità ambigua non implica necessariamente l’identità di uno stalker. Tutto sta, appunto, nell’indagare con giudizio e cognizione, senza cadere né nella paranoia né nella fiducia sconfinata. È una vera e propria simulazione della vita vera, con tanto di discussione aperta tra i giocatori, che, come nella realtà, stimolano il dialogo e la riflessione interpersonale.

  • Dato che lo stalking costringe la vittima a cambiare le proprie abitudini inducendo una forma di perdita di controllo sul proprio spazio vitale – quanto è devastante l’impatto psicologico di questa costrizione al cambiamento e di un senso costante di minaccia sulla salute mentale (ad esempio, in termini di stress cronico, ansia o PTSD)?

L’impatto dello stalking può essere davvero devastante per una persona. Come accennato, la vittima potrebbe iniziare a variare molte delle sue abitudini sociali e personali a causa della costante minaccia alla sicurezza. Il senso di self-efficacy (auto-efficacia) inizia a vacillare e, per sopperire a questa mancanza, la vittima potrebbe ricercare la compagnia di persone fidate per continuare a svolgere le proprie mansioni, rischiando di non essere più autosufficiente. Potrebbe sviluppare inoltre alcuni comportamenti paranoici od ossessivi come voltarsi ripetutamente indietro durante una passeggiata, cambiare la serratura della porta o addirittura blindarla, cambiare numero di telefono, bloccare lo stalker su ogni piattaforma social e via dicendo. Dal punto di vista psicologico un’esperienza del genere potrebbe causare problemi di tipo ansioso anche molto gravi, come tachicardie croniche, la già citata paranoia o, in caso di episodio di stalking passato, un Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD). Non solo: anche le persone accanto alla vittima come i familiari subiscono (più o meno direttamente) le azioni dello stalker, il quale finisce dunque per contaminare l’intera rete sociale della vittima.

  • In conclusione, data la natura interattiva e non giudicante del gioco, ritiene che uno strumento ludico come Talk or Stalk? possa essere efficace, rispetto ai metodi didattici tradizionali, nel promuovere la consapevolezza preventiva e nell’insegnare a un pubblico giovane/adulto a riconoscere e documentare le prime Red Flags di un comportamento abusivo? Se sì, in che modo?

Certo che sì: il gioco di ruolo si riconferma l’alleato perfetto per ragionare sulla vita reale. In questo gioco in particolare si propone ai partecipanti una vera e propria simulazione delle tante possibili sfaccettature di un fenomeno complesso come lo stalking. Vengono proposte più personalità e si richiede al giocatore di impersonarla, agendo in base ad essa. Questo stimola il ragionamento sia dei giocatori incaricati di analizzare il comportamento sia dell’agente del comportamento stesso, il che è un’ottima fonte di riflessione attiva e partecipata su ciò che, troppe volte, rimane invisibile ed impunito. Se dovessi dare un giudizio sulla situazione attuale, la questione a mio parere più aberrante è che, se iniziassi a chiedere a qualsiasi persona che incontro “Cos’è il fenomeno dello stalking?”, queste mi fornirebbero, chi più chi meno, una definizione corrette. Tuttavia, se queste persone si ritrovassero, in un futuro, ad interfacciarsi con una vera esperienza di stalking, non la saprebbero riconoscere. Perché accade questo? Perché purtroppo siamo radicati nell’idea che la conoscenza sia passività e definizioni. Un gioco di simulazione verrebbe unicamente deriso e declinato come infantile o inconcludente. Percezione quanto mai errata: senza stimolazione attiva delle menti, del gruppo e del ragionamento, non può esistere apprendimento. La passività presa da sola genera solo se stessa, mentre un abbinamento tra mera teoria e gioco di ruolo è la chiave per un apprendimento ottimale in ogni ambito. In conclusione, un gioco del genere non può che giovare ad una causa sociale così importante come la lotta allo stalking.

Dott.ssa Margherita Petti - Assistente Sociale

  • Per iniziare, potrebbe descrivere il fenomeno dello stalking in termini professionali? Quali sono le sue caratteristiche distintive – in particolare, come si differenzia da un’insistenza o un corteggiamento sgradito – e quali sono le principali conseguenze psicologiche e sociali che ne derivano per la vittima?

Lo stalking è quell’insieme di comportamenti e atteggiamenti reiterati nel tempo che portano la persona che li subisce a modificare le sue abitudini di vita e ad avere sul piano psicologico paura, ansia in modo continuativo. Nello specifico, per rispondere alla domanda, in riferimento  a come si differenzia un insistente corteggiamento dallo stalking, nella vittima avvengono dei cambiamenti sulle abitudini quotidiane (se esce di casa per andare a lavorare o a studiare sempre allo stesso orario, lo modificherà, se frequentava una palestra, la cambierà, se era abituata a fare la spesa in un certo supermercato, andrà da un’altra parte, ecc). Ovviamente tutti questi cambiamenti portano ad uno stato psicologico dove non c’è tranquillità, ma paura  e ansia in quanto la vittima vive in uno stato di continua allerta.

  • Nel percorso di supporto alla vittima, quanto è cruciale la documentazione precisa e dettagliata degli episodi (date, orari, tipo di contatto)? Considerando che il gioco modella l’accumulo di prove attraverso i tagliandi Red Flag, in che modo una documentazione metodica da parte della vittima o dei servizi sociali può trasformare i singoli atti ambigui in una prova credibile e processabile legalmente?

Documentare i riferiti della vittima è fondamentale anche in sede processuale e per sporgere denuncia. Solitamente le vittime si presentano con messaggi Whatsapp, mail, lettere lasciate nella cassetta della posta piuttosto che sull’automobile o il motorino da loro utilizzato. Vengono inoltre sentite le persone vicine alle vittime (amici, parenti, colleghi di lavoro, amici conosciuti in palestra, etc) che possono riferire episodi accaduti alla loro presenza. È fondamentale che ogni episodio che la vittima descrive venga contestualizzato e indicato con un giorno, orario e luogo in quanto, come detto precedentemente, lo stalking è ravvisabile quando, nel tempo, si sono verificati numerosi episodi.

  • Quali sono le procedure che l’assistente sociale può attivare (es. collegamento con Forze dell’Ordine o centri antiviolenza) per un intervento tempestivo? La vittima ha sempre bisogno di sporgere denuncia o esistono forme di tutela più rapide (come l’ammonimento del Questore)?

Durante il primo colloquio che una assistente sociale ha con una presunta vittima di stalking è fondamentale porsi in una situazione di completo ascolto cercando anche di far riferire alla vittima gli episodi avvenuti nel tempo. Infatti solitamente, soprattutto al primo colloquio, le vittime appaiono confuse, non ricordano le date, gli orari, ma è necessario che questi siano il più possibile precisi. Ricordiamoci che la vittima di stalking sta vivendo ed ha vissuto un periodo lungo in cui a livello psicologico c’è molta fragilità. Quindi è necessario con molta calma, trasmettendo tranquillità ed apertura, far ripercorrere tutte quelle esperienza vissute, mettendole in fila. Spesso difatti, alla fine dei racconti emerge una escalation dei comportamenti stalkerizzanti rispetto all’inizio. Una volta che la vittima, mediante il colloquio con l’assistente sociale è riuscita a focalizzare tutti gli episodi, solitamente le chiediamo di preparare uno scritto riportando anche i giorni, gli orari e i luoghi. L’assistente sociale quindi metterà in contatto la vittima sia con le Associazioni antiviolenza ( per un supporto psicologico, e se decidono anche legale) e con le forze dell’ordine per valutare la querela. L’atto di ammonimento viene fatto dal Questore, quindi eventualmente le vittime dovrebbero recarsi presso un commissariato di polizia al fine di valutare con l’agente se sporgere querela o tentare la via dell’ammonimento. Quest’ultimo solitamente viene intrapreso qualora lo stalker non ha precedenti penali e se non ci sono elementi che potrebbero aggravare gli agiti messi da lui/lei ( ad es. uso di sostanze, malattie psichiatriche, ecc).

  • Il gioco Talk or Stalk? utilizza la discussione di gruppo e la validazione collettiva per analizzare e riconoscere i segnali d’allarme. Nella realtà, in che modo l’assenza di validazione sociale—il fatto che la rete di supporto liquidi comportamenti ambigui come ‘eccesso di premura’ o ‘insistenza’—ostacola la vittima nel chiedere aiuto? E quali strategie specifiche adotta l’assistente sociale per mobilitare attivamente la rete di supporto, fornendo quella conferma esterna essenziale per superare la minimizzazione e procedere all’intervento?

Nella mia esperienza, la rete familiare o amicale ha sempre supportato la vittima nel chiedere aiuto; difatti solitamente è la vittima che ha paura ad esporsi raccontando ciò che ha subito o che sta subendo ed anche, spesso quest’ultima non vuole coinvolgere i familiari o gli amici al fine di proteggerli. Comunque sia l’assistente sociale solitamente effettua, anche insieme alle forze dell’ordine e agli psicologi, colloqui con le persone vicine alla vittima sia per la ricostruzione dei fatti più precisa, sia per supportare anche loro che di riflesso hanno vissuto e stanno vivendo un periodo difficile per sostenere la vittima. Spesso anche le persone vicine alla vittima subiscono aggressioni verbali e non e minacce.

  • Nel suo lavoro, quanto è difficile, dal punto di vista dell’analisi sociale, distinguere un corteggiamento insistente da un comportamento persecutorio che richiede un intervento? E quali sono i criteri o gli indizi oggettivi (legati più alla frequenza, alla pervasività, alla sequenza dei comportamenti o al contesto, come suggerito dal gioco) che utilizza un Assistente Sociale per far scattare l’allarme e giustificare un intervento, specialmente quando gli atti sono ancora individualmente ambigui?

La risposta è alla prima domanda: la vittima deve essere stata costretta a modificare il suo stile di vita e vivere nella paura e nell’ansia in un continuo stato di allerta.

  • Talk or Stalk? penalizza le accuse sbagliate e include una meccanica di ‘bluff negativo’ in cui un giocatore può vincere inducendo gli altri ad accusare un innocente. Ritiene che questa dinamica sia utile per sensibilizzare i partecipanti sulla difficoltà di identificare lo Stalker e sul danno psicologico e sociale che può derivare dall’etichettare ingiustamente un innocente come persecutore (il ‘falso positivo’)?

Per “smascherare” uno stalker, come sopra detto, è necessario raccogliere pedissequamente tanti elementi nel tempo (pedinamenti, telefonate, messaggi, invio di regali a casa, ecc) quindi sulla base di elementi oggettivi e con la valutazione dello stato psicologico della presunta vittima, non è difficile capire se si è di fronte a stalking.

  • In conclusione, data la natura interattiva e non giudicante del gioco, ritiene che uno strumento ludico come Talk or Stalk? possa essere efficace, rispetto ai metodi didattici tradizionali, nel promuovere la consapevolezza preventiva e nell’insegnare a un pubblico giovane/adulto a riconoscere e documentare le prime ‘Red Flags’ di un comportamento abusivo? Se sì, in che modo?

Sì, penso che Talk or Stalk? possa essere un gioco divertente in cui i partecipanti potrebbero imparare a individuare quale sia il limite accettabile di comportamenti subiti da terzi proprio identificando sia la reiterazione dei comportamenti, l’eventuale escalation di questi ultimi anche nella qualità e se la vittima è stata costretta a compiere modifiche nella sua routine quotidiana.

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